BRIGANTE

Sono nato il 25/05/1951, giorno e mese di un grande, almeno per noi cristiani, al cui cospetto nulla io sono e rappresento, e …. posso solo scusarmi con lui se, purtroppo, l’ho infangato.
Oggi, mi sono rotto e dico basta; dico basta, a questi politici corrotti; dico basta, a questa politica corrotta; dico basta, a tutti coloro che ci prendono – scusate l’espressione inusuale per il mio dire – per il culo, dicendo: “E’ un diritto del cittadino protestare e manifestare, purchè tutto si svolga nei limiti della civiltà o connivenza civile”.
A costoro io rispondo che: “E’ un’inciviltà già il protestare ed il manifestare, perchè il cittadino arriva alla protesta ed alla manifestazione solo quando vi sono delle ingiustizie sociali; ingiustizie, determinate da coloro che hanno ed usano a proprio uso e consumo le leve del potere; potere, che dovrebbe essere usato per togliere o correggere eventuali errori od ingiustizie”.
Una società civile, dovrebbe usare il potere per debellare le ingiustizie a monte, prima che s’inneschi la protesta del cittadino, prima che questa divenga il collante per un’azione che potrebbe travolgere tutto il sistema sociale.
E’ giusto che, la protesta e la manifestazione, si muova nei binari della civiltà, solo quando coloro verso i quali è rivolta prestano orecchio alle stesse; ma, quando questo dire, viene usato solo come paravento affinchè tutto rimanga com’è, quando sottovoce o mentalmente si pensa: ”fate pure, l’importante è che nulla venga cambiato ed io possa continuare a fare quello che voglio”; allora, io dico che:
“E’ un diritto dovere, del cittadino, andare oltre la protesta e la manifestazione”, è un diritto nei confronti del suo stesso vivere, della sua dignità, ed è un dovere per poter consegnare una società migliore ai propri figli.
Così facendo, però, purtroppo, si oltrepassa la linea di demarcazione della legalità dall’illegalità, ed io pongo una domanda:
”Chi è illegale, colui che impunemente (parlo delle caste) determina l’azione, o colui (parlo di popolo o moltitudine) il quale, a volte, stravolto dalla disperazione (fame per se o per la propria famiglia) nella reazione oltrepassa la legalità?”
Chi è da condannare?
Chi scientemente pianifica l’azione o chi impulsivamente risponde?
Nell’uno o nell’altro caso si diventa dei  “ B R I G A N T I ”.
E, poichè provengo dalla terra dei Briganti, e ne conosco perfettamente il significato, sia etimologico, sia materiale, posso permettermi di dire:
Se, per il mio onore, la mia dignità, la mia libertà, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per combattere un’ingiustizia, personale o sociale, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per scardinare le caste, che hanno portato la società ad una dittatura, e consegnare ai miei figli una società migliore, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per non mendicare il lavoro, ed avere il diritto ad una vita dignitosa che mi faccia camminare a testa alta, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per costruire una società democratica, e ridare lustro al mio Paese, ove, attualmente, il popolo piange lacrime e sangue, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per avere giustizia e dignità sociale, non essere considerato un numero ma un essere umano, devo superare quella linea, sono un brigante.
Potrei continuare all’infinito e non tutti saranno d’accordo, ma è il mio pensiero.
Torino, 07/10/2012

UNIONE EUROPEA E SOVRANITA’ MONETARIA

L’Unione Europea è un’accozzaglia di paesi (per Paesi intendo Stati) senza una lingua in comune, senza legge (penale e civile) in comune, senza una politica (industriale, socioeconomica, fiscale) in comune, forse c’è una maggioranza religiosa in comune e, poi, in comune c’è solo e soltanto l’euro.
Una moneta detenuta da privati che sta portando ricchezza a pochi e miseria ai popoli che costituiscono questo nuovo soggetto politico chiamato “Unione Europea”.
Quest’unione è un treno che, a folle velocità, corre contro una montagna, non esiste alcuna galleria, si sono dimenticati di farla e ….. quindi?
Siamo destinati allo schianto? No! Una soluzione c’è e, secondo me, è questa: – siamo in Italia, quindi, parliamo di noi per capirci meglio -
Entro sei mesi si quantificano tutti gl’interventi pubblici – patrimonio edile (scuole, ospedali etc..), patrimonio archeologico, dissesto idrogeologico, infrastrutture (strade, ferrovie etc..), nonchè, visto che è il nostro oro, uno studio a livello nazionale sul turismo (cosa mai fatta).
Quanto costa? Non ha importanza, come non importa il tempo del rientro; ha importanza, invece, stabilire il comparto attraverso il quale bisogna fare il rientro e la cifra, e, nella fattispecie, per il comparto direi quello turistico alberghiero, mentre per la cifra: immaginate che lo Stato dia quel comparto in gerenza al cittadino, si potrebbe considerare rientro quello che rimane una volta dedotte le tasse (gli studi di settore ogni anno accreditano la percentuale di PIL ai vari comparti, quindi, non dovrebbe essere difficile questa divisione).   Il tempo? E’ forse l’Unione Europea un soggetto a tempo determinato? No! Quindi? Cosa importa il tempo? E’ giusto, invece, che chi di dovere, controlli che quanto stabilito venga rispettato.
Quanto illustrato per l’Italia deve essere fatto da tutti gli Stati membri dell’Unione, ed il tutto finanziato con il virtuale (moneta già in uso in tutti gli Stati e di cui non si vuol riconoscere la funzionalità).
Ogni Stato deve essere sovrano di detta moneta, e l’euro, il cotanto bistrattato euro, deve rimanere la moneta di scambio per l’intera Unione.
Il nostro problema, come quello di quasi tutti gli Stati, non è l’euro in quanto tale, ma la sua erogazione fatta con vincoli assurdi; inoltre, con questa moneta unica, siamo al riparo dalle speculazioni finanziare delle lobby, cosa impossibile, invece, con un ritorno alla frantumazione dell’Unione; ed infine, vorrei chiedere a costoro che vorrebbero tornare alla lira o l’italico etc. : “Come pensate di ripararci dalle speculazioni con il ritorno a piccoli staterelli?”
Il problema non è l’euro, ma l’essere una moneta privata quando, invece, dovrebbe essere dei popoli”.
Aggiungo e termino, sempre con un esempio.
Finirà un giorno la doppia circolazione? Si!
Immaginiamo che la Germania abbia cento milioni di abitanti, e che il suo fatturato sia cento milioni (uno per abitante), e che l’Italia abbia cinquanta milioni di abitanti e che il suo fatturato sia di trenta milioni : è evidente che queste due nazioni non possono coesistere sotto lo stesso tetto (Unione), o la seconda raggiunge la prima o quest’ultima si abbassa alla seconda; ossia, o l’Italia raggiunge i cinquanta milioni di fatturato (uno per abitante) o la Germania fattura solo sessanta milioni (al che mi vien da ridere); quindi, quando tutti gli Stati avranno raggiunto il milione per abitante sparirà la doppia circolazione e, nel frattempo, tutti gli Stati dovranno uniformarsi sia con le leggi, che con la politica etc. non si può accettare che da una parte si tassi al 20/30% e da un’altra parte al 60/70%, da una parte si va in galera se si ruba una mela e dall’altra si da la medaglia per la stessa azione (è un modo di dire).
Ci sarebbe tanto da aggiungere ma non voglio fare un romanzo, questo è il concetto, sul quale ci potrà essere da discutere (come virtuale 100% o 70/80%?), ma questa è la visione d’insieme che io ho dell’Europa, meglio dire del futuro (cosa che oggi non vedo a 360°) dell’Europa : Non ho la panacea, ma se qualche idea venisse recepita ……..
Giovanni
Torino,17/12/2014

PECCATO ORIGINALE della COSTITUZIONE

Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo 25/03/2008  Acquisito il 24/04/2008 – 1° Sollecito il 03/07/2008 Risposta il 18/08/2008 – 2° Sollecito il 11/09/2008 Risposta il 16/09/2008 che recitava: “….. suo ricorso registrato …….. non verrà “cestinato” …… sarà tempestivamente informato”. Essendo sopraggiunti grossi problemi famigliari e di salute,ho tralasciato il tutto;però,ad oggi,nulla m’è stato comunicato. Riflessione: Dovendo la Corte rispondere entro 6 mesi,salvo eccezioni e relativa comunicazione come nella fattispecie e,dal 16/09/’08 sono passati non 6 mesi ma bensì 6 anni,come mai non è stato ancora portato in commissione? La verità? Non si vuole ammettere,e far sapere,che l’Italia è vissuta e sta vivendo sotto una “DOLCE DITTATURA PARLAMENTARE”;questo,lo dice il dizionario italiano e non il sottoscritto;ma,detta situazione,è compatibile con la nascita dell’U.E. o C.E.? Può uno stato fondante,di quest’ultimo soggetto,essere in una situazione di ANTIDEMOCRATICITA’? Poichè,allo stato attuale,nulla è cambiato,ho ripreso il ricorso ed il 18/02/2014 ho inviato, anticipandolo via fax,una ulteriore mia richiesta che spero venga esaudita e resto in attesa degl’eventi.
Ill.mi Sigg. Giudici,
mi chiamo Giovanni Rienzi etc. etc…, anch’io,come tanti italiani,non avevo letto la Costituzione e,mai avrei immaginato che,leggendola, avrei avuto questo lungo travaglio interno;infatti,l’antidemocraticità o incostituzionalità,ben sapendo che incostituzionalità è una legge contro la Costituzione,ma per mera semplificazione,che andrò a spiegare,è subito nel primo articolo,da cui la definizione di:“Peccato Originale”.
Costituzione art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica,fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo,che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Nulla da eccepire sul primo capoverso,il dubbio aleggia sul secondo capoverso;ed a questo punto apriamo il dizionario della lingua italiana alle voci sovranità e sovrano.
Sovranità – autorità,diritto,qualità di chi è sovrano,superiorità
n.b. superiorità
Sovrano – che sta sopra,che è superiore a tutti,si dice di potere, dignità,diritto e simile,che non deriva da altra autorità
n.b. che non deriva da altra autorità.
Dal significato etimologico delle due voci,risulta evidente la contraddizione del secondo capoverso;infatti, come può esservi limite alla sovranità, che vuol dire superiorità?
Può esistere qualcosa superiore alla superiorità?
Può la Costituzione,organo emanato e ratificato dalla sovranità popolare, anche se vergato dai padri costituenti,essere superiore alla sovranità stessa?
Inoltre,come può,il popolo sovrano,esercitare il proprio potere,la propria dignità,il proprio diritto,che non dovrebbe derivare da altra autorità, quando,invece,è costipato da forme e limiti e l’autorità,gli deriva da quanto egli stesso ha emanato?
Ed ancora,possono delle personalità che,di fatto,si sono sottratte a qualsiasi giurisdizione – leggasi art. 68 della Costituzione – estrapolandosi dalla sottomissione alle stesse leggi dello Stato,gestire l’applicazione della Costituzione?
Non me ne vogliano i nostri padri costituenti che,in un eccesso di zelo e volendo mettere delle regole in tutto,hanno di fatto (forse inconsapevolmente?),creato la prima ANTIDEMOCRATICITA’ (da cui risulta Sovrano la Costituzione,e,non possiamo parlare d’incostituzionalità non essendo una cosa contro la stessa Costituzione);infatti,grazie a questa,il Parlamento,in varie occasioni,dai referendum alle proposte popolari etc….,con leggi fatte ad hoc ed al momento hanno bypassato o snaturato del tutto la volontà popolare.
In questa situazione,il Parlamento non governa il Paese ma lo tiene in ostaggio;e,sempre dal dizionario della lingua italiana dicasi di:
Ostaggio – persona trattenuta dal nemico o anche da un alleato come garanzia che si mantengano i patti:ossia,privazione per tutti i cittadini italiani della propria libertà.
Gli esempi che mi sovvengono,per descrivere lo status attuale,sono due:
1) L’uccellino,la gabbia e l’uomo;l’uomo prende l’uccellino,lo mette in gabbia,la chiude e gli dice:”vola,sei libero di volare”; l’uccellino è il popolo,la gabbia la Costituzione e l’uomo il Parlamento.
Domanda:”Chi è il sovrano?Il Popolo?”
2) Sono cattolico e quanto sto per dire non vuol offendere alcuno;ma,è come se Dio,dettando i Dieci Comandamenti e consegnando le tavole a Mosè gli avesse detto:”Queste sono le leggi,alle quali anch’io mi sottometto (come la sovranità alla Costituzione),falle rispettare,ma,tu,Mosè (Parlamento) puoi esonerarti (art. 68 della Costituzione) dal farlo.”
Sono ignorante,e nella mia ignoranza conosco solo due poteri:
Potere Politico
Potere della Magistratura
A chi spetta dire che la seconda metà del secondo capoverso è “ANTIDEMOCRATICA”?
Il potere politico lo farà MAI,perchè vorrebbe dire decurtare,se non perdere,il proprio potere decisionale di almeno il 50%.
La Magistratura ha le mani legate:solo dietro una sentenza può pronunciarsi,ma quale tribunale lo farà? Dietro quale denuncia?
Solo Voi,Sigg. Giudici,credo abbiate l’autorità e l’autorevolezza,che vi deriva dallo stesso significato di “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” di pronunciarVi sull’argomento.
L’art. 1 della Costituzione,secondo me,dovrebbe essere:
L’Italia è una Repubblica democratica,fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al Popolo.
P,S. La Corte Costituzionale è stata investita dello stesso problema.
Risposta? Dopo 6 anni resto,pazientemente,in attesa.
21/02/2014 Dagl’incontri che ho avuto e sto avendo in questi giorni,ad un certo punto mi viene detto:“Ma … noi abbiamo una Democrazia Parlamentare”.
Credo,e mi dispiace farlo,che a questo punto bisogna fare una puntualizzazione:cosa vuol dire “Democrazia Parlamentare”? In italiano,non lo dico io che sono semi-analfabeta ma la lingua italiana, “Democrazia Parlamentare” vuol dire che “La Democrazia” c’è in “Parlamento”,ossia tra i parlamentari,ma non c’è fuori dal Parlamento; fuori,dovrebbe chiamarsi “Democrazia Popolare”;ma,in una società possono coesistere due “Democrazie”?
Ancora una volta,giocando sull’equivoco,e,facendo i funamboli sul filo sottilissimo che lega la sottomissione della Sovranità alle forme ed i limiti della Costituzione,s’è mantenuta,per circa 70 anni,una dittatura.
Chiamiamola anche dolce,“UNA DOLCE DITTATURA PARLAMENTARE, OVE,IL POPOLO SOVRANO E’ IL SOTTOMESSO ED IL PARLAMENTO – OGGI TERZO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO,CONSECUTIVO,NON ELETTO – IL DITTATORE.
Riprova? Referendum regolarmente approvati dal Popolo Sovrano (sich!) stravolti dal Parlamento,proposte popolari neanche portate in discussione.
Aggiungo: Per abbattere una dittatura occorre una rivoluzione,e,nel nostro caso,parliamo di “Rivoluzione Democratica”. Quando si abbatte una dittatura,tutto quello che è stato emanato,dalla stessa, viene abiurato o rimesso in discussione,nel nostro caso,in primis “Europa ed Euro”, poi tutto il resto.
W LA NON-DEMOCRAZIA ITALIANA.
P.S. per chi volesse in pdf l’intero incartamento (ricorso e corrispondenza con la Corte) [email protected]

 

RIFLESSIONI SU “LETTERA APERTA AGL’ITALIANI” E RIENTRO

Torino,19/11/2013
Dal dibattito nato,ed in corso,con alcuni gruppi di Torino,sulla proposta di lavoro pubblicata in “Lettera Aperta agl’Italiani”,si evidenzia,in particolare,la difficoltà a recepire la differenza sostanziale,ma prettamente politica, esistente tra “Debito Pubblico” e “Debito del Cittadino”,considerando quest’ultimo come una spada di Damocle sulla proprietà privata,e,senza tener conto che,comunque,il debito pubblico è del cittadino,e che in caso di default,si perderebbe ugualmente tutto;da una riflessione è nato il seguente esempio che spero sia esaustivo:
Immaginiamo che il Piemonte,pur restando italiano e nella U.E. secondo i vari trattati,diventi autonomo ed indipendente,ed il Presidente Piemontese, in accordo con il proprio Parlamento,faccia questo discorso:
“Cari concittadini piemontesi,la situazione è quella che è,non vi sono soldi,il debito pubblico è alle stelle,gli interessi ci strozzano,le aziende delocalizzano ed abbiamo tanti lavori da fare;lavori che,in una società civile,dovrebbero essere prioritari:ci riferiamo,in particolare,alla messa in sicurezza delle strutture pubbliche (scuole,ospedali, caserme, luoghi di culto etc…),al dissesto idrogeologico ed,infine,al patrimonio artistico culturale,unico e,di cui ne siamo i custodi.
Le vie da percorrere sono strette ed anguste,dati i trattati ai quali dobbiamo sottostare,però,abbiamo una proposta che Vi sottoponiamo:
”I nostri beni immobiliari,hanno un valore di gran lunga superiore ai lavori che dobbiamo effettuare,ed abbiamo una banca di nostra proprietà,il “Banco Posta”-di seguito B.P.- (ribadisco:in una democrazia è lo Stato che garantisce il privato e non viceversa;quindi,l’operazione di garanzia di soggetti privati,nei confronti del B.P.,quando quest’ultimo emette un finanziamento,è incostituzionale);è vero,il B.P. non può stampare valuta; però,se tutti noi fossimo clienti del B.P.,avremmo bisogno del danaro contante? No! Possiamo usare tranquillamente il virtuale,al riparo da speculazioni e,cosa molto più importante,non produrrebbe debito pubblico;infatti,se tutti i piemontesi dessero in garanzia,al B.P.,i propri beni,chi contrarrebbe il debito? Lo Stato o il Cittadino? Il Cittadino! Ed ancora,c’è bisogno di fare ipoteche? No! I beni immobili non delocalizzano, e …. siccome il debito è contratto dal cittadino piemontese,risulta evidente che ad effettuare l’intervento edile saranno imprese piemontesi; chi vincerà l’appalto dovrà fare i lavori,saranno eliminati i sub-appalti ed il tutto,per un controllo da parte del cittadino, sarà messo on-line;responsabili dell’operazione,oltre ai sindaci, saranno i titolari dell’impresa dei quali conosceremo nomi e cognomi,ed il tutto sarà reso pubblico:
E’ ORA DI FINIRLA CON L’ASSENZA DI RESPONSABILITA’.
Rientro:Un giorno esistevano i finanziamenti a fondo perso – oggi non esistono neanche più i finanziamenti – e,lo Stato,potrebbe (escamotage) defiscalizzare l’intervento;ossia,poichè detti interventi, avrebbero dovuto essere una priorità dello stesso,lo Stato,in mancanza di fondi,libera da oneri fiscali il finanziamento del cittadino per i lavori designati.
In effetti cosa succederebbe? L’impresa,nella dichiarazione dei redditi (e con una scure da boscaiolo l’abbatterei al 33 %,con un aumento sostanzioso nelle buste paghe – non sono un tecnico e non m’addentro nei dettagli,prendetene solo il concetto -) ritorna al B.P. il 33 % del finanziamento avuto,il restante 67 % sarà,invece,spalmato nel seguente modo:Abbiamo detto che gl’interventi devono essere,nell’edilizia pubblica – aumento del PIL ma lavoro a termine -; dissesto idrogeologico – aumento del PIL ma lavoro a termine -; comparto archeologico turistico – aumento del PIL ma lavoro a tempo indeterminato -;quest’ultimo,a differenza dei primi due,porta ricchezza nel tempo,ed il Piemonte può e deve puntare su questa voce per la sua economia;sarà proprio questa che,annualmente,secondo gli studi di settore,farà decrescere sino all’azzeramento il debito contratto dal cittadino.Se,ad esempio,il 1° anno c’è stata una crescita del PIL di 3 punti e 2 sono dovuti agl’interventi straordinari fatti,la cifra corrispondente ai 2 punti sarà stornata a favore dei cittadini,ossia al B.P.;se,il 2° anno,l’aumento corrispondente al settore,sarà di 1 punto,questo sarà di nuovo stornato al B.P.,sino ad estinzione del debito,poi rimarrà allo Stato.Quanto impiegheremo ad estinguere il debito? Non ha importanza,5-10-20 anni,è un debito interno,gestibile:”Fatto dagl’italiani per gl’italiani”,l’importante è far ripartire l’economia e creare le basi per una crescita duratura;nonchè,per la sicurezza del cittadino,la messa in sicurezza – scusate la ripetizione – di tutte le strutture pubbliche.”Sostituiamo il Piemonte con l’Italia,e quest’ultima con l’U.E.,è impossibile? Basta volerlo ed avere le idee chiare,inoltre è questione di :
VITA o MORTE !

A voi la scelta!!!
P.S. Mentre termino codeste riflessioni,mi giungono le notizie della bomba d’acqua ed i morti della Sardegna.Per i morti si può solo piangere,ma,per i vivi ed il futuro,cosa si farà? Oggi arriva Franco Gabrielli (Protezione Civile),poi arriverà qualche blasonato politico ed il disco sarà:”Non vi lasceremo soli,lo Stato si farà garante nei vostri confronti, prendiamo il solenne impegno bla,bla,bla ….. ” Risultato? Vedere il finale delle sciagure italiane. Al contrario, invece,con la mia idea,mio metodo,chiamatelo come volete,la ricostruzione ci sarebbe senza tante chiacchiere:è il sindaco che decide e si assume la responsabilità,fermo restando che ci saranno comunque i controlli mentre si è in opera e non dopo;ricorrendo al virtuale del B.P. ci sarebbe di sicuro la ricostruzione e si aspetterebbero gl’interventi statali,invece come finirà???
Tanto lo vedremo!!!
P.S.S. 23/12/’13 PUNTUALIZZAZIONI :
GESTIONE : E’ lo Stato,per non creare caos,che deve gestire l’intera operazione;ma,è il cittadino (cioè noi) che delega (cioè deleghiamo) lo Stato – non senza controllo,perchè il tutto dovrà essere messo on-line – alla gestione di quanto sovrascritto.
RIENTRO : Per i pignoli delle regole : Si potrebbe immaginare che, lo Stato,dia in gerenza al cittadino tutto il comparto turistico/alberghiero e,dal PIL risultante,il 33% andrebbe allo Stato ed il 67% per l’azzeramento del debito;impiegheremmo qualche anno in più,ma il risultato non cambierebbe.
Certo che a far le pulci tutti bravi,mettersi ad un tavolo NO ehhh … 

 

LETTERA APERTA AGL’ITALIANI

Torino,30/09/2013
LAVORO:è una parola magica,usata ed abusata da tutti gli schieramenti :dal PD al PDL,passando dal M5S e tutti gl’altri;ma,di proposte concrete non ne vedo e,riflettendo sulla situazione e le varie alternative (poche) che potrebbero esserci,propongo la mia.
Lo Stato (cioè noi) ha una banca propria,ossia il Banco Posta e,trovo assurdo che,quando questa deve fare un finanziamento deve chiedere una garanzia ad una banca privata – in una democrazia è lo Stato che garantisce e non che viene garantito -;inoltre,i beni dello Stato sono immensi,e … seguite il mio ragionamento:”Ho una casa,alla mia morte passerà ai miei figli e così via,ma,se ad un certo punto questa catena,per mille motivi,s’interrompe,e s’inizia a non fare gl’interventi di ordinaria amministrazione, poi quelli straordinari,ed alla fine diventa fatiscente e pericolante,per l’incolumità del cittadino,la proprietà passa al comune che la vende ad un privato,rimettendola nel circuito o la usa in proprio;ma,se dopo un secolo si dovessero ripresentare le stesse condizioni la storia si ripeterebbe;quindi,possiamo dire che il proprietario a tempo indeterminato è lo Stato,mentre noi lo siamo a tempo determinato, fermo restando che ne abbiamo e ci viene garantito,dallo Stato,il diritto ereditario,fino a quando lo stesso non viene meno. Vedere “Casa – Lavoro”
Data questa premessa,lo Stato ha bisogno di essere garantito da una banca privata? Sarà un metodo elegante,ed INCOSTITUZIONALE,per farci spennare?
Essendo proprietario di un immobile,se,io,volessi darlo in garanzia al Banco Posta e mettere in sicurezza una scuola,qualcuno potrebbe impedirmelo? E,se tutti gl’italiani volessero dare i loro immobili in garanzia per mettere in sicurezza tutte le strutture pubbliche,il dissesto idrogeologico ed il patrimonio archeologico,il debito chi lo contrarrebbe?
Lo Stato o gl’italiani?
Debito interno,gestibile,fatto dagl’italiani per gl’italiani e,cosa inusuale,relativo rientro (l’idea c’è).
Domanda:”Date le restrizioni alle quali siamo sottoposti,come fare?” Risposta:”Possiamo,e dobbiamo farlo con la moneta alternativa che stiamo già usando (leggo di monete alternative fantasiose,monete locali, cambiali sociali etc.etc.); ossia,il “virtuale”;moneta,che non ci crea problemi di valute e non ci crea debito pubblico (non vendiamo titoli,non chiediamo danaro alla BCE);però,incentiva i consumi e si crea quel circolo virtuoso:“danaro virtuale che genera lavoro vero,grazie al quale,ancora,con danaro virtuale mi permette di riempire il carrello della spesa”.
Faccio l’esempio:
”Ho una casetta da ristrutturare,ed il Banco Posta mi concede il finanziamento.Chiamo l’impresa edile,la quale,a sua volta, chiama i vari artigiani di cui ha bisogno (elettricista,idraulico,piastrellista etc.) e partono i lavori.Immaginiamo,cosa possibile,che tutta la piramide lavorativa sia cliente del Banco Posta;il bonifico che faccio all’impresa sarà,a sua volta,ripartito e girato sino all’ultimo manovale con bonifico e, anche quest’ultimo,con il bancomat utilizzerà lo stipendio per riempire il carrello della spesa.In effetti,cos’è successo? E’ successo che,senza volerlo,abbiamo usato una moneta alternativa (il virtuale),peraltro già in uso. (oggi il 70-80% del danaro viene usato virtualmente)
Occorre essere dei geni,tipo Leonardo da Vinci,per capire una cosa così elementare e lapalissiana?
Personalmente ritengo che,l’Italia,abbia il dovere,per motivi civili e morali (Lavoro-Fondi-Motivazioni) di mettere in sicurezza tutte le strutture pubbliche;il che,vorrebbe dire riapertura dei cantieri e rimessa in moto del carro trainante dell’edilizia;inoltre,per lo stesso motivo,avrebbe il dovere d’intervenire sul dissesto idrogeologico,ed infine,per far ripartire il turismo,avrebbe il dovere d’intervenire su tutto il comparto artistico culturale;Sgarbi,se non erro,ha detto, per la ricostruzione dell’Aquila,di farne un laboratorio a cielo aperto;io aggiungo,invece,facciamo di tutti i siti archeologici un laboratorio a cielo aperto;provate un attimo a pensare: “partire dai siti Etruschi,passando dall’Aquila, Pompei-Paestum,i Sassi di Matera,i Bronzi di Riace,la Magna-Grecia e le civiltà Nuragiche della Sardegna”;una ristrutturazione e messa in sicurezza di tutto il nostro patrimonio artistico,fatto unico ed irripetibile,forse, pubblicizzato in tutto il Mondo,e proposto,senza dimenticare le tante città ricche d’arte e cultura,con pacchetti turistici ad hoc,porterebbero nel nostro Paese,non il turismo ma le invasioni barbariche dal 01/01 al 31/12, ed il ritorno economico sarebbe di gran lunga superiore al costo.
Come ho scritto,la proposta per il rientro c’è,ma è inutile parlarne se non c’è l’assimilazione del concetto.
Di scrivere,senza ricevere risposta sono stanco;onestamente,credo che,ad un certo livello,la posta dei cittadini sconosciuti,non viene neanche aperta;ma,per quel che mi riguarda,sono pronto a discutere,in qualsiasi sede, l’idea nel suo insieme (dalla A alla Z),compreso il rientro.
Vi sarà qualcuno che metterà in pratica quest’idea di rinascita e farà uscire il Paese da quest’avvitamento recessivo?
Me lo auguro di vero cuore,saluti

Giovanni.

LAVORO FONDI MOTIVAZIONI

Torino,08/11/2010
Inviata raccomandata A.R. al Sig. Pres. Berlusconi il 08/11/2010
Caro Presidente,
spero che,parlando di lavoro,la presente sia presa in considerazione;e,se la leggerà fino in fondo,vedrà che l’idea, non solo,non è strampalata ma, degna d’attenzione.
L’Italia,come sappiamo,è un paese a rischio sismico,specie sulla fascia adriatica ove scorre la falda petrolifera che viene estratta in Arabia Saudita,lasciando da noi il vuoto.
Detto questo,dobbiamo imparare a non temere il sisma ma a conviverci e,per farlo,occorrono due cose:
1) Da oggi non bisogna dare l’abitabilità a quelle strutture che non rispettano le normative antisismiche; farlo,significa sdoganare delle potenziali bare e, domani,in caso di sisma non avremmo la fatalità ma l’assassinio.
2) Bisognerebbe mettere a norma tutto il patrimonio edile,e sono cosciente che sto dicendo un’eresia :per un milione di motivi;chi lo fa,ben per lui,chi vive in condominio,la sera,dopo le preghiere,altro non può fare che dire:”O mio buon Gesù aiutami tu”.
Se questo va bene in generale,non può essere accettato per le strutture pubbliche:
Primo,perché quando succede l’evento,purtroppo,molte volte,sono proprio le strutture pubbliche le prime a cedere.
Secondo,provate ad immaginare,un giorno feriale intorno alle dieci,un evento sismico in più punti e con un’intensità appena superiore a quello dell’Aquila;in 20 secondi la nostra società sarebbe privata di due o tre generazioni;
questo,una società civile non se lo può e non se lo deve permettere.
Mettere a norma tutte le strutture pubbliche,parlo quindi delle scuole,gli ospedali,le caserme e tutti gli edifici pubblici,significherebbe dare all’economia una grossa boccata d’ossigeno,anche perché l’edilizia è un carro trainante,dietro il quale si muovono centinaia di altri piccoli carri; inoltre,cosa molto importante,non si avrebbero aperture di cantieri solo a Torino e Palermo,ma da Torino a Palermo,il che è ben diverso.
Potessi farlo io,ovunque fosse possibile,farei anche un intervento di geotermia.
Potessi farlo io,chiederei un incontro con la Santa Sede per trovare un punto d’incontro e mettere a norma,ed in sicurezza,tutti i nostri luoghi di culto – cosa che farei anche con le altre religioni – ma in particolare con i nostri,che sono delle vere e proprie opere d’arte che abbiamo il dovere di preservare il più a lungo possibile.
La prima obiezione che sentirei è sicuramente:”Lo Stato non ha i soldi”.
Cosa fa un buon padre di famiglia quando dal tetto piove e non ha i soldi per riparalo? Con l’atto della casa va in banca e,date le dovute garanzie,si fa anticipare il danaro per i lavori che deve eseguire.
In questo caso,lo Stato,non va in banca ma si rivolge al cittadino;però,se io avessi €.1.000,00 (mille) e volessi metterne la metà in questo fondo comune, oltre alle garanzie,vorrei quel quid in più per spostarli da dove sono; questo compito,però,non spetta a me,che oltretutto non sono ferrato in materia,ma al ministro del tesoro,che dovrebbe studiarne le modalità,i tempi e quant’altro concerne quest’intervento straordinario;e,veniamo anche al perché,il cittadino,dovrebbe sentirsi coinvolto e partecipare.
1) Prima di tutto perché non lo farebbe gratis.
2) Perché questo è un momento particolare ed occorre un intervento straordinario;si parla di coesione,ed allora dimostriamola tangibilmente questa coesione;coesi vuol dire “insieme, uniti”;è arrivato il momento che ognuno di noi lo dimostri per quello che può,non solo a parole.
Le piccole cifre moltiplicate per tante persone fanno grosse cifre,ed anche perché un mio amico diceva che le parole sono aria fritta e,quest’ultima, non ha mai riempito le pance;occorre uno sforzo comune;uno sforzo per dimostrare al Mondo intero che l’Italia e gli italiani,in particolare,con tutti i nostri difetti,con tutte le nostre contraddizioni, siamo un popolo diverso;un popolo che,mitologicamente parlando,riesce a risorgere dalle proprie ceneri,proprio come l’Araba Fenice.
3) le famiglie,lo faranno per dare un futuro ai propri figli
;questi figli che oggi sono smarriti,sfiduciati,sono al buio e,credetemi,per esperienza vissuta,la cosa più brutta non è trovarsi in fondo al pozzo ma trovarsi al buio; quando si è al buio ci si ferma,si ha paura,e non si sa qual’è la direzione giusta;con il lavoro si potrà dire a questi giovani: “Alzati,c’è bisogno anche di te,s’è accesa la luce del domani ,del futuro”.
4) Lo faremo,perché quando lasciamo i nostri figli a scuola,dobbiamo esseri certi di averli lasciati in un luogo sicuro
;il cuore non deve salirci in gola al minimo tintinnare di lampadari,ed una domanda non deve scoppiarci nel cervello:”mio figlio,mia figlia,la scuola è ancora in piedi?”.
5) Lo faremo,perché vogliamo esseri sicuri che,nel momento dell’evento,le persone che non sono utili ma indispensabili,proprio per la situazione che viene a crearsi,e parlo dei carabinieri, poliziotti,guardia di finanza, guardia forestale,vigili urbani,vigili del fuoco,militari e tutti coloro che indossano una divisa,senza distinzione alcuna,stiano in caserme e dormitori sicuri,perché se, quando succede l’evento,sono proprio loro che chiedono aiuto, siamo alla fine,e,di motivi,potrebbero essercene tanti altri.
Con questo il Paese non esce definitivamente dalle secche,ma bisognerebbe approfittare di questo momento per avviare il volano del lavoro ciclico,ma non credo sia il caso di parlarne adesso e sul quale ho le idee ben chiare.
Sperando che la presente giunga a destinazione e venga letta, resto in attesa di un riscontro ed invio distinti saluti.
Giovanni Rienzi

MERIDIONE

Torino, chiodo fisso x rinascita Sud
Tra non molto avrò 60 anni e,da 50,sento parlare di meridione come zavorra dell’Italia,di meridione senza infrastrutture,di meridione che deve essere un’opportunità etc.etc…
Diceva un signore del mio paese che viveva a Roma,e la sapeva lunga:”Se i soldi stanziati per il meridione,fossero arrivati in meridione ed ai meridionali,spalmati sul territorio e non veicolati in strani rivoli,il meridione sarebbe d’oro massiccio”,io ci credo.
Il meridione non deve essere un’opportunità;il meridione deve solo sfruttare quello che ha,e può surclassare coloro che al momento sono in testa;il meridione ha bisogno di idee,idee concrete e non di infrastrutture studiate a tavolino che diventano cattedrali nel deserto.
Le infrastrutture nascono in seguito ad un’idea di lavoro. Chi è nato prima,le infrastrutture dell’indotto Fiat o la Fiat? E portare quest’ultima in meridione è stato un errore.
Il meridione deve sfruttare il sole,la campagna,le coste e tutta la sua bellezza.
Bisogna partire dal basso,dal cittadino,dal comune;se,il cittadino,ha delle idee,deve illustrarle al sindaco,il quale,in primis,deve conoscere il proprio territorio,dalla masseria alla frazione,dal fiumiciattolo al laghetto e qualsiasi altra realtà presente sul proprio territorio: come si può programmare uno sviluppo se non si conosce il territorio?
Fatto questo,i sindaci,devono incontrarsi seguendo la morfologia territoriale e sviluppare un piano agricolo, zootecnico e turistico.
Sviluppare un piano agricolo vuol dire suddividere il territorio in:
Terreno per la coltivazione di prodotti dal ciclo annuale.
Terreno per la coltivazione di prodotti dal ciclo trimestrale o semestrale.
Nel primo caso occorre,ove non esistesse già,creare la filiera per raggiungere il prodotto finito e,questo,bisogna farlo creando l’ENTITA’ TERRITORIALE CHE DEVE ESSERE AGGANCIATA AL PRODOTTO FINITO,senza interruzioni ove s’inseriscono mediatori che,nel nostro caso,non hanno motivo d’esserci.
Nel secondo caso,invece,molto più complesso,occorre creare le condizioni affinché si abbia un ciclo continuo: questo vuol dire costruzione di serre che,anche in momenti climatici avversi,hanno all’interno la giusta temperatura ed umidità per far crescere e maturare il prodotto;vuol dire,anche, semina,pulizia,annaffiatura e raccolta per 365 giorni all’anno;non più lavoro stagionale e caporalato ma lavoro continuo e qualificato.
Invito,chiunque legga queste mie riflessioni,a leggere la provenienza del prodotto orto-frutticolo che,generalmente, comperiamo nei supermercati: la maggior parte proviene dall’estero,ed io posso capire la Francia,la Spagna,la Germania che hanno dei territori più vasti dei nostri,ed invece no;in particolare,il pomodoro fresco a grappolo che acquistiamo a Dicembre,Gennaio,Febbraio etc. proviene dall’Olanda,che esporta anche nei paesi sopradetti;per non parlare della patata,lavorata o surgelata,che esporta in tutt’Europa.
Il motivo di quest’espansione è da ricercarsi nella produzione ciclica,ed,a questo punto,è d’obbligo una riflessione e porsi due domande:
1. Il nostro meridione cos’ha da invidiare al territorio olandese? Abbiamo coste,pianure e colline con qualche picco di montagna;un territorio adatto a qualsiasi coltivazione;non v’è prodotto,escluso quello a ciclo annuale, che non possiamo produrre ciclicamente.
2. Sfido chiunque,a livello europeo,a trovare un paese con un clima migliore al nostro;grazie alla propria posizione geografica ed al mare che ne fa quasi un’isola,rispetto all’Olanda ed alle sue avversità climatiche,il nostro prodotto potrebbe essere oro.

Nel momento in cui ci saranno le condizioni per codesta prospettiva di lavoro,ed i prodotti sono tanti,nascerà automaticamente l’indotto agricolo con magazzini per stoccaggio,surgelazione,aziende per la trasformazione e venditori;occorreranno,anche,strade e si potrà parlare di infrastrutture; l’infrastruttura,è quel groviglio di strade,di servizi,di strutture pubbliche e private che nascono dopo l’idea di sviluppo,parlare di infrastrutture prima è come mettere il carro davanti ai buoi.
Per non restare fermi e ritrovarsi tra qualche tempo non più al passo con i tempi servono,altresì, dei centri ricerche affinché i prodotti siano sempre più qualificati e,perché no,scoprire altre lavorazioni.
Lo stesso discorso,con caratteristiche e problematiche diverse,vale per la zootecnia e,questo,vale anche per le montagne,spopolate,del nord.
La suddivisione del territorio serve,non solo,alla sua valorizzazione,ma soprattutto alla suddivisione dei settori lavorativi,ed al proposito faccio un esempio:
“Se in un ettaro di terreno metto ovini,caprini,suini ed anche lo struzzo – realtà emergente – si sopravviverà con la vendita di qualche animale e qualche caciotta di formaggio,ma non si avrà mai una realtà di prodotto territoriale che potrà varcare i propri confini.
Se,invece,in ogni territorio – parlo di ettari – si valorizza l’animale autoctono o,in mancanza,si introduce il più adattabile,potremo fare programmi per il futuro e parlare di ripopolamento delle nostre campagne.”
Di pari passo va affrontato il discorso delle coste,dei mari e del turismo che,ancora oggi,è una delle nostre risorse trainanti ma,tutto,dico tutto,deve partire dalla base,dalle nostre idee e,faccio un es. di zootecnia al mio paese:
Ricordo da ragazzo che,a Potenza,in via Pretoria,la via principale della città,un negozio esponeva un foglio con la scritta: “Vendesi provolone di Tolve”;questo,vuol dire che,a Tolve,veniva riconosciuta una professionalità casearia superiore rispetto agl’altri paesi,fermo restando che ogni paese ha la sua superiorità specifica, domanda: “è possibile, oggi,far rivivere quella professionalità,ed avere un prodotto che porti ricchezza al paese?”
Secondo me : “SI !”,ma,per farlo,occorre che il sindaco di Tolve – paese dell’entroterra lucana – incontri i sindaci di S. Chirico,Oppido,Vaglio, Acerenza ed altri comuni limitrofi e programmi uno sviluppo territoriale con migliaia di capi,per non avere solo latte per il provolone ma,latte come bevande,per mozzarelle,ricotta,carni e pellami;ossia, una zootecnia che produca prodotti da esportare e ricchezza nel tempo;il lavoro,deve essere continuativo e non stagionale o provvisorio e,non parlatemi di quote latte,sulle quali ho argomenti per rispondere.
Inoltre,i fondi devono essere privati ed i pagherò statali quinquennali (codesto concetto è stato superato dall’intervento del Banco Poste) affinchè tutto vada a regime ed i pagherò devono essere solo e soltanto investimenti;ossia,per spiegarmi meglio:capannoni,capi di bestiame, caseificio etc.,fondi privati e pagherò,per strade e strutture pubbliche fondi europei e liquidi statali,non pagherò.
Io sono nessuno ma,se,dei sindaci,iniziassero a riunirsi e fare dei programmi da sottoporre ai propri concittadini e poi alle autorità preposte,credo che qualcosa si otterrebbe;non si può e non si deve sempre aspettare la manna dal cielo,anche perchè,la manna,è solo,e soltanto,per qualcuno (chi la propone) e non per la comunità.
Capisco perfettamente che,un piano di rilancio del meridione,non si può racchiudere in una paginetta ma,questa,è solo l’idea embrionale,è un gettare le basi o,se si vuole,solo il segnare il terreno nel quale affonderanno le fondamenta del piano agro-alimentare-zootecnico del meridione.
La strada da percorrere è lunga,piena di spine ed in salita,ma partire con le idee chiare,ed io le ho, vuol dire aver fatto metà percorso e,sono sicuro,vi sono tante idee che il cittadino ha,ma,bisogna avere voglia di ascoltarlo.
Il programma è solo embrionale e va sviluppato sul territorio, partendo, comunque, dai programmi dei sindaci.
Spero che qualcuno un giorno sviluppi questa mia idea,
Auguri ai Posteri

CASA LAVORO

Torino, idea inizi anni ’90 (lettera comune TO)
Girando per l’Italia non v’è borgo, paese, città o campagna ove non si vedano strutture edili e caseggiati fatiscenti o in fase di degrado.
Bisognerebbe riportarli in vita; ossia,ristrutturarli e farne delle civili abitazioni;però, purtroppo, qualsiasi intervento ne è precluso se non si è proprietari:esiste una legge che dice:”la proprietà è inalienabile”, ed io, sono d’accordo al 100%.
Vediamo, però, cosa succede ad uno stabile – il discorso potrebbe essere valido anche per terreni o qualsiasi cosa che possa essere ereditata – che,per secoli,è passato da padre in figlio ed un bel giorno si ritrova senza proprietario:i motivi possono essere tanti,dalla mancanza di un erede diretto alla multiproprietà di una discendenza troppo difficile da riunire;da un tracollo finanziario ad una malattia debilitante che non permette alla proprietà una conduzione oculata dei propri beni e,non ultima,l’essere così ricchi da deciderne l’abbandono per poi ricavarne profitti maggiori.
Si inizia a non fare più interventi di ordinaria amministrazione per passare a quelli di straordinaria amministrazione,sino al punto che diventa fatiscente e poi pericolante.
A questo punto,per legge,passa al comune,il quale,peraltro,arrivando alla pericolosità è gia dovuto intervenire economicamente – soldi della comunità – per transennare,murare etc…;ossia,tramite il comune se ne è impossessata la società;quindi,possiamo tranquillamente asserire,in ultima analisi, che il vero proprietario di tutto quello che esiste sulla faccia della terra è “la società”, mentre noi siamo dei locatari o,se si vuole, proprietari temporanei.
Allora visto che,in definitiva,il vero proprietario è la società,perché bisogna aspettare che si arrivi alla pericolosità affinché se ne impossessi il legittimo proprietario? Ed ecco la proposta:
Fermo restando che,sino al giorno in cui il proprietario temporaneo mantiene lo stato decoroso dell’oggetto – nella fattispecie parliamo di strutture edili:case,palazzi,ville etc. – nulla e nessuno ha il diritto di richiedergliene l’abbandono o l’interruzione della normale eredità; lo stesso diritto,però, decade nel momento in cui la proprietà temporanea non è più in grado di mantenerne il decoro.
La società,a questo punto,tramite il comune fa valere i suoi diritti di proprietà,ossia:
• Si invita,ove la proprietà è in condizioni di intendere e volere,a provvedere affinché non si raggiunga lo stato di degrado.
• Se questo non è possibile si esegue lo sfratto e,fatta la giusta valutazione dell’immobile,si assegna la casa o lo stabile,in primis,agli affittuari e poi a terzi.
Tenendo presente l’emergenza casa,quante strutture,senza contare quelle gia pericolanti,si potrebbero riprendere senza farle arrivare al fatiscente e creare anche lavoro?
Ogni comune ha il dovere di intervenire su quanto è costruito entro i suoi confini, indipendentemente che sia pubblico o privato,che molte volte le strutture abbandonate sono, purtroppo,pubbliche,ossia pagate dalla comunità e Striscia la Notizia ne ha un ampio catalogo.
Una via costellata da stabili fatiscenti o transennati è una via prossima alla morte civile,è la macchia nera di un’amministrazione e si ripercuote su tutta la comunità.
Mi riferisco principalmente ai centri storici,che potrebbero essere per quello che rappresentano e testimoniano un’attrazione turistica ed invece molte volte versano in condizioni pietose.
Oggi quando una struttura è pericolante,il comune,ossia la società, interviene con transennamenti, murature di porte e finestre – soldi della comunità – ed alla fine o nel 90% dei casi svende per un tozzo di pane e chi acquista ne lucra per migliaia di volte (sono testimone di un caso in via Barbaroux a Torino) mentre la società ed il quartiere,in particolare,ha beneficiato solo di degrado e mal di pancia,perché immancabilmente questi luoghi diventano il ricettacolo del malaffare.
Al proposito l’art. 42 della Costituzione recita: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge,e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”,ma,non è interesse generale non far arrivare allo stato di degrado una casa,uno stabile o una struttura pubblica? Non è,forse,interesse generale non sperperare danaro pubblico?
A tutto questo si potrebbe mettere fine con un ddl che ponga i limiti oltre i quali il proprietario temporaneo perde i propri diritti a favore del proprietario a tempo indeterminato – la società – ed intervenga molto prima dello stadio finale;lo ritengo un dovere civico e morale.
Idea risalente inizi anni ’90, inviata lettera al comune di Torino. Risposta? ………!!!!!!!!!!!!!! in attesa.
Se in ogni comune ci fossero solo 5 cantieri da aprire, considerando una media di 8 unità lavorative per cantiere, poiché vi sono 8.000 comuni in Italia, basta fare una semplice moltiplicazione 5 x 8 x 8.000 = 320.000 posti di lavoro, scusate se è poco x un’idea.

LETTERA APERTA PRODI BERLUSCONI

Torino,15/03/2006
Ho superato la cinquantina, e mi avvio velocemente verso la sessantina; non so,se leggerete mai queste righe,ma inviarle costa poco e…… chissà, che non servino a qualcosa.
La seconda metà del secolo scorso,ha visto,nel bene e nel male, cambiamenti epocali;la stessa galassia è diventata piccola;tutto si è evoluto;non esiste campo che non abbia subito uno stravolgimento,tutto è cambiato;pardon,non tutto,c’è l’eccezione che conferma la regola:
“LO STATO”, nulla è cambiato nel suo apparato.
Quando è nata la Repubblica,quando le distanze erano infinite,quando una settimana di viaggio separava Torino da Palermo e le notizie correvano con il passo veloce del cavallo,sicuramente,la radicalizzazione dello Stato sul territorio è stato un passaggio obbligato.
I rappresentanti dello Stato,avevano una duplice funzione:da una parte rappresentavano lo Stato e dall’altra si facevano carico dei problemi dei cittadini e del territorio,per portarli in parlamento.
Ne consegue,quindi,che occorreva un numero di parlamentari adeguato, sia alla vastità del territorio, sia allo stato demografico dello stesso;ma oggi,che viviamo il tempo reale,ed i fatti scorrono davanti ai nostri occhi nel momento in cui si compiono,riducendo il tutto ad una telecronaca in diretta (anche le nefandezze delle guerre),qual’è la funzione di codesti funzionari che forse neanche Voi, leader,conoscete?
Partendo da questa considerazione,credo sia giusto riformare l’apparato statale,e poiché non è mia abitudine fare critiche distruttive,Vi propongo la mia riforma o idea se preferite:
Poiché abbiamo due coalizioni,ed un ritorno al passato sarebbe inconcepibile,entrambe presentano una rosa di candidati per ogni provincia;i primi due eletti,per provincia,andranno uno alla maggioranza ed uno all’opposizione;entrambe,inoltre,presentano una rosa di candidati per la squadra di governo,che saranno eletti in tutt’Italia,dovendo,quest’ultimi, rappresentarci tutti, indistintamente, fuori dal nostro paese.
La coalizione che vince,governa!
Senza i balzelli del confronto etc.,perché abbiamo visto,specie negli ultimi anni ed in questo momento in particolare,che il confronto tra le forze politiche c’è, solo,sulle leggi che non interessano più di tanto,altrimenti c’è il ricorso alla fiducia.
Le votazioni,inoltre,onde evitare il ricorso alle urne in modo piuttosto frequente, distogliendo i parlamentari dal loro lavoro, dovrebbero essere espletate in un’unica tornata,in modo da avere, una certa omogeneità in tutto il paese,tra parlamento e comuni.
Il cuore pulsante del paese,dovrebbe essere la camera dei deputati; mentre,la camera del senato, dovrebbe essere una sorta di camera dei probi-viri;destinata, quindi, a quelle persone che della politica ne fanno una passione,fuori dagli schemi di partiti,di coalizioni etc. e dovrebbe essere il baluardo della costituzione;costoro, dovrebbero essere eletti alla fine del mandato-altra nota dolente-e solo con la maggioranza della camera dei deputati passerebbero al senato;nulla da eccepire se,tra i parlamentari, figurassero personalità di spicco di altri campi.
Come sovrascritto,altra nota dolente,è l’incarico;quest’ultimo,dovrebbe essere a tempo determinato, direi due,e comunque non più di tre mandati;per una serie di ragioni,che se vorremmo analizzare, occorrerebbe molto più della paginetta,ma,tra le quali,spicca quanto vado a scrivere.
I sigg. che hanno fatto della politica il loro status vivendi,non me ne vogliano;chiunque,avrebbe fatto altrettanto e,probabilmente,per la fase politica ed economica,che il paese stava attraversando, sarà stato anche giusto così;oggi,però,credo che la società sia matura per fare un salto di qualità.
E’ insito nell’animo umano,la preservazione ed il miglioramento del proprio tenore di vita;per cui, nolente o dolente,l’uomo subisce una mutazione:
“diventa,suo malgrado,una piovra dai mille tentacoli,la cui lunghezza è direttamente proporzionata al tempo in cui esercita il potere,e sbarrerà la strada a chiunque cerchi d’insidiarglielo.”
Non trovo altre spiegazioni per giustificare una classe politica,che detiene il potere da oltre mezzo secolo;se la società,non è riuscita a rigenerare il proprio staff dirigenziale, non è perché non esistono uomini capaci e forse anche migliori,perché,questo,sarebbe una gravissima offesa all’intelligenza di tutti gli italiani,ma perché, la piovra,ha creato,per quell’istinto di preservazione, una rete che avviluppa tutto il Paese,tralasciando nulla al caso.
Questo sistema, per il bene dell’Italia stessa, dev’essere scardinato dalle fondamenta.
Sono sicuro che se uno di Voi,avrà il coraggio di fare una scelta popolare, anche se contro il palazzo, questi,sarà seguito dal popolo;il prossimo referendum sarà il solito palliativo, e mi sembra di vedere l’azzeccagarbugli, con la borsa colma di pomate ed unguenti, al capezzale di un ammalato di cancro.
Quant’era nelle mie possibilità, cioè: scrivere, l’ho fatto !
A voi la scelta,distinti saluti
Giovanni Rienzi
P.S. Aggiungo due righe per Voi giornalisti,sia della carta stampata che della TV : 
Capisco lo schierarsi,o dall’una o dall’altra parte,ma non capisco il parlare,fugacemente o sommessamente,del problema da me sollevato.
Sembra,vi sia quasi un rispetto reverenziale nei confronti del sistema che,tutti,vorrebbero cambiare, ma dal quale,tutti,si lasciano integrare. Questa,non è democrazia.
La vera democrazia è l’alternanza,non solo di schieramento ma generazionale;
perché,non è pensabile,avere una ferrari da formula uno e mettere alla guida un ultra centenario – il paragone è riferito al sistema Italia e non ai singoli uomini –
Da giovane,quando ho avuto modo di parlare con qualche politico,mi è stato detto:
“Sei un idealista,ma la politica è un’altra cosa.”
Io credo ancora negli ideali;l’uomo stesso,a mio parere,ha bisogno,come l’aria,di ideali.
La molla che,ancora oggi,mi spinge a prendere carta e penna,non è quella di protagonismo –l’anagrafe me lo sconsiglia – ma solo il desiderio di fare qualcosa per questo bel paese,il mio paese, che non merita di affossare.
Anche se questo scritto,non è la panacea di tutti i mali,potrebbe servire a far aprire un dibattito serio sulla riforma dello Stato e,sarà possibile,solo se Voi,detentori dell’informazione,lo vorrete.
Vi sarà qualcuno che avrà il coraggio di farlo?

Ai posteri l’ardua sentenza!
La presente sarà inviata a tutte le testate e ad alcuni programmi televisivi.

PENSIONE O DIRITTO ALLA MORTE

Torino,17/03/2005
Tra non molto avrò circa 60 anni e,da circa mezzo secolo,sento parlare di pensioni e relative riforme;ma,più che riforme,mi sembra di vedere un groviglio intestinale senza né capo né coda.
Le riforme (sich!?) che sono state fatte,hanno previsto innalzamenti di età,tagli e costrizioni varie;contro appannaggi che non vengono toccati,e vitalizi assurdi per pochi anni di lavoro,oltretutto ben pagato,vi sono migliaia di individui che vivono in povertà.
Credo che,nulla,se non blandi aggiustamenti,enfatizzati come la panacea del male che,purtroppo,non viene estirpato,potrà mai essere fatto se non si considera il soggetto principale per quello che è:“UN UOMO”,un essere vivente con una propria dignità,una propria storia ed un proprio contributo che ha dato alla società,e,che oggi la società,purtroppo ammalata,gli ristorna con una “PENSIONE“ che dovrebbe – condizionale – permettergli di vivere DIGNITOSAMENTE gli ultimi giorni della propria esistenza.
Ogni essere umano ha una propria utilità nella società,e non può essere amalgamato alla moltitudine considerandolo solo,e soltanto,un numero. Ricordiamo Giulio Cesare e Napoleone,ma non gli anonimi fanti che hanno combattuto e, domani,del nostro bum economico ricorderanno Gianni Agnelli e non l’umile operaio che faceva i tre turni;ma,cosa sarebbe stata la Fiat senza gli operai,sia di quello che ha avuto la fortuna di fare 40 anni di lavoro,sia di quello che ne ha fatto 20?
Non pretendo che i libri di storia accanto al nome Agnelli facciano l’elenco degli operai;ma,pretendo che oggi,la società,riconosca economicamente l’utilità di tutti gli individui che la compongono.
La terza età
,dovrebbe essere considerata come un limbo dove, proprio per la maturità acquisita e per quello che si è dato alla società,non dovrebbe esserci più competizione ed affanno per vivere,si dovrebbe acquisire quel diritto che io chiamo:“DIRITTO ALLA MORTE”.
Nascendo si è tutti uguali o quasi,ma,il primo vagito,a seconda da dove viene emesso,determina il gradino sociale sul quale e dal quale partiremo: la culla dorata è ben diversa da quella di legno,e peggio ancora è non averla affatto.
Arrivati,però,alla fine della corsa,quando il futuro altro non è se non una mesta rassegnazione alla futura dipartita,presto o tardi che sia, indipendentemente da quello che si è riusciti a dare alla società, quest’ultima deve garantire,e per una serie infinita di motivi che potremo andare ad analizzare,“IL MINIMO DI SOSTEGNO UTILE PER UNA VITA ED UNA DIPARTITA DECOROSA”,la vera uguaglianza,come diceva il grande Totò in una sua poesia,non sta nella nascita o nella vita che conduciamo, ma nella “MORTE, VERA LIVELLA”.
Un giorno ascoltai in tv la poesia di una disabile che diceva più o meno questo:“La vita altro non è che un campo di fiori,il quale,se visto da lontano,ha un colore uniforme,ma,se ci avviciniamo,più siamo vicini e più notiamo le differenze:dal bocciolo,al fiore in piena salute,a quello avvizzito a quello nato storto,ma tutti contribuiscono a dare quel colore uniforme; proprio come la società dove esistono i ricchi,i meno ricchi,i poveri ed i diseredati;per non parlare dei reclusi,dei disabili, dei malati mentali etc. ma tutti,proprio come i fiori, costituiscono la nostra società,bella o brutta che sia”.
La nostra società permette dei lauti guadagni,ed in base ad essi contribuiamo,attraverso le tasse,al sostentamento della società e dovremmo essere ben contenti di pagare tanto,perché vorrebbe dire che guadagniamo tanto,non solo,ma porci anche una domanda:”se anziché nascere in una società democratica, fossi nato in uno stato totalitario e non nella fascia di chi comanda,ma bensì in quella di chi obbedisce,quale sarebbe stata la mia vita?”.
E’ chiaro che,quando dico pagare tanto,non intendo il 50% com’è attualmente e,comunque,non deve essere visto in previsione di quanto avrò,perché nessuno mi garantisce la durata della mia vita:quanti non arrivano alla pensione,quanti la prendono solo pochi mesi,quanti pochi anni?
Tutti,però,abbiamo bisogno gli uni degl’altri,ed al proposito faccio un esempio:“quando viene costruita una casa,si parte dal manovale che ha bisogno del muratore che,a sua volta,ha bisogno del capomastro il quale si appoggia al geometra che interpreta i disegni dell’ingegnere,come si può constatare,esiste una serie di anelli che formano una catena; se,questa,dovesse spezzarsi,i lavori si fermerebbero e la casa non verrebbe mai terminata..
Detta catena,la troviamo in qualunque stato sociale della nostra società, con una consequenziale infinita:“esiste l’imprenditore perché esiste il lavoratore,esiste l’insegnante perché esistono gli alunni e si potrebbe andare all’infinito”.
Diverso il discorso economico,per il quale entriamo nella sfera delle responsabilità e,per le quali,è giusto e sacrosanto che chi ha più responsabilità guadagni più degli altri,se poi questo divario sia giusto o meno non sta a me deciderlo o giudicarlo;ma,sul tutto,si evince l’utilità che c’è dell’individuo;utilità,che è sinonimo di dignità e che dovrebbe essere riconosciuta dalla società,nel momento in cui, quest’ultimo,si appresta all’ultimo atto della sua esistenza.
Non pretendo una pensione uguale per tutti,ma,dovrebbe partire da un minimo di €. 1000,00 ad un massimo di €. 5.000,00.
Partendo dalla constatazione che la società è ammalata,e che la medicina non può che non essere amara;se,ho fatto 40 anni di lavoro,dovrei essere ben felice perché,rispetto a quello che ne ha fatto solo 20 o 10,mi sarò costituito qualche bene che oggi mi torna utile rispetto a chi non ce l’ha.
Se sono religioso,a maggior ragione cristiano,dovrei essere felice di partecipare alla costituzione di una società migliore;una società ove si cerca di debellare la povertà;una società ove si riconoscono i valori dell’uomo;una società più umana,a misura d’uomo.
Ho detto religioso,perché non esiste religione il cui Essere Superiore non predichi l’amore per il proprio simile,e di costituire una società migliore per tutti gli esseri viventi della Terra.
Se sono ateo – non ne ho ancora conosciuti – posso non riconoscere l’esistenza suprema,ma non posso non riconoscere mio figlio,e quale padre non fa sacrifici per i figli?
Credo sia arrivato il momento,anche perché stiamo collassando,di smetterla di andare a cercare a ritroso le colpe degli uni o degli altri,ma di ripartire per consegnare una società migliore ai nostri figli.
Un’altra disuguaglianza è rappresentata dagli aumenti,e vediamone il perché:
Prendiamo due pensionati:uno prende €. 1.000,00 al mese,l’altro €. 10.000,00; se l’aumento è del 10% – sono numeri solo per l’esempio – questo vuol dire che l’istat ha quantificato che con quell’aumento la vita del pensionato non dovrebbe cambiare: ossia,continuerà a comperare il ½ litro di latte al giorno, 1 Kg. di pane alla settimana e così via,ma…cosa succede al pensionato che percepisce €.10.000,00 al mese? Il suo aumento sarà di €. 1.000,00 al mese,quindi? Abbiamo aggiunto un altro pensionato minimo all’Inps e,nello stesso tempo,abbiamo dato la possibilità a quest’ultimo di comperarsi un’autobotte di latte,100Kg. di pane settimanale e così via. L’aumento in percentuale è un’altra ingiustizia nella disuguaglianza, anche quando il nostro apporto societario è finito.
Ai posteri l’ardua sentenza.