BRIGANTE

Sono nato il 25/05/1951, giorno e mese di un grande, almeno per noi cristiani, al cui cospetto nulla io sono e rappresento, e …. posso solo scusarmi con lui se, purtroppo, l’ho infangato.
Oggi, mi sono rotto e dico basta; dico basta, a questi politici corrotti; dico basta, a questa politica corrotta; dico basta, a tutti coloro che ci prendono – scusate l’espressione inusuale per il mio dire – per il culo, dicendo: “E’ un diritto del cittadino protestare e manifestare, purchè tutto si svolga nei limiti della civiltà o connivenza civile”.
A costoro io rispondo che: “E’ un’inciviltà già il protestare ed il manifestare, perchè il cittadino arriva alla protesta ed alla manifestazione solo quando vi sono delle ingiustizie sociali; ingiustizie, determinate da coloro che hanno ed usano a proprio uso e consumo le leve del potere; potere, che dovrebbe essere usato per togliere o correggere eventuali errori od ingiustizie”.
Una società civile, dovrebbe usare il potere per debellare le ingiustizie a monte, prima che s’inneschi la protesta del cittadino, prima che questa divenga il collante per un’azione che potrebbe travolgere tutto il sistema sociale.
E’ giusto che, la protesta e la manifestazione, si muova nei binari della civiltà, solo quando coloro verso i quali è rivolta prestano orecchio alle stesse; ma, quando questo dire, viene usato solo come paravento affinchè tutto rimanga com’è, quando sottovoce o mentalmente si pensa: ”fate pure, l’importante è che nulla venga cambiato ed io possa continuare a fare quello che voglio”; allora, io dico che:
“E’ un diritto dovere, del cittadino, andare oltre la protesta e la manifestazione”, è un diritto nei confronti del suo stesso vivere, della sua dignità, ed è un dovere per poter consegnare una società migliore ai propri figli.
Così facendo, però, purtroppo, si oltrepassa la linea di demarcazione della legalità dall’illegalità, ed io pongo una domanda:
”Chi è illegale, colui che impunemente (parlo delle caste) determina l’azione, o colui (parlo di popolo o moltitudine) il quale, a volte, stravolto dalla disperazione (fame per se o per la propria famiglia) nella reazione oltrepassa la legalità?”
Chi è da condannare?
Chi scientemente pianifica l’azione o chi impulsivamente risponde?
Nell’uno o nell’altro caso si diventa dei  “ B R I G A N T I ”.
E, poichè provengo dalla terra dei Briganti, e ne conosco perfettamente il significato, sia etimologico, sia materiale, posso permettermi di dire:
Se, per il mio onore, la mia dignità, la mia libertà, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per combattere un’ingiustizia, personale o sociale, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per scardinare le caste, che hanno portato la società ad una dittatura, e consegnare ai miei figli una società migliore, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per non mendicare il lavoro, ed avere il diritto ad una vita dignitosa che mi faccia camminare a testa alta, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per costruire una società democratica, e ridare lustro al mio Paese, ove, attualmente, il popolo piange lacrime e sangue, devo superare quella linea, sono un brigante.
Se, per avere giustizia e dignità sociale, non essere considerato un numero ma un essere umano, devo superare quella linea, sono un brigante.
Potrei continuare all’infinito e non tutti saranno d’accordo, ma è il mio pensiero.
Torino, 07/10/2012

2 pensieri su “BRIGANTE

    • Forse volevi scrivere : quando si ha dignità ….. il minimo è essere briganti.
      Si diventa, anche oggi non solo ieri, briganti, se si è uomini : diceva Sciascia :”… gli uomini si dividono in uomini, ominicchi e paparaqua”. Quando si è “uomo” e le ingiustizie ti schiacciano, cercando di distruggerti, è umano ribellarsi; ma, molte volte, la ribellione oltrepassa il limite di demarcazione tra “giusto ed ingiusto” e si diventa “Brigante”, ciao

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