CASA LAVORO

Torino, idea inizi anni ’90 (lettera comune TO)
Girando per l’Italia non v’è borgo, paese, città o campagna ove non si vedano strutture edili e caseggiati fatiscenti o in fase di degrado.
Bisognerebbe riportarli in vita; ossia,ristrutturarli e farne delle civili abitazioni;però, purtroppo, qualsiasi intervento ne è precluso se non si è proprietari:esiste una legge che dice:”la proprietà è inalienabile”, ed io, sono d’accordo al 100%.
Vediamo, però, cosa succede ad uno stabile – il discorso potrebbe essere valido anche per terreni o qualsiasi cosa che possa essere ereditata – che,per secoli,è passato da padre in figlio ed un bel giorno si ritrova senza proprietario:i motivi possono essere tanti,dalla mancanza di un erede diretto alla multiproprietà di una discendenza troppo difficile da riunire;da un tracollo finanziario ad una malattia debilitante che non permette alla proprietà una conduzione oculata dei propri beni e,non ultima,l’essere così ricchi da deciderne l’abbandono per poi ricavarne profitti maggiori.
Si inizia a non fare più interventi di ordinaria amministrazione per passare a quelli di straordinaria amministrazione,sino al punto che diventa fatiscente e poi pericolante.
A questo punto,per legge,passa al comune,il quale,peraltro,arrivando alla pericolosità è gia dovuto intervenire economicamente – soldi della comunità – per transennare,murare etc…;ossia,tramite il comune se ne è impossessata la società;quindi,possiamo tranquillamente asserire,in ultima analisi, che il vero proprietario di tutto quello che esiste sulla faccia della terra è “la società”, mentre noi siamo dei locatari o,se si vuole, proprietari temporanei.
Allora visto che,in definitiva,il vero proprietario è la società,perché bisogna aspettare che si arrivi alla pericolosità affinché se ne impossessi il legittimo proprietario? Ed ecco la proposta:
Fermo restando che,sino al giorno in cui il proprietario temporaneo mantiene lo stato decoroso dell’oggetto – nella fattispecie parliamo di strutture edili:case,palazzi,ville etc. – nulla e nessuno ha il diritto di richiedergliene l’abbandono o l’interruzione della normale eredità; lo stesso diritto,però, decade nel momento in cui la proprietà temporanea non è più in grado di mantenerne il decoro.
La società,a questo punto,tramite il comune fa valere i suoi diritti di proprietà,ossia:
• Si invita,ove la proprietà è in condizioni di intendere e volere,a provvedere affinché non si raggiunga lo stato di degrado.
• Se questo non è possibile si esegue lo sfratto e,fatta la giusta valutazione dell’immobile,si assegna la casa o lo stabile,in primis,agli affittuari e poi a terzi.
Tenendo presente l’emergenza casa,quante strutture,senza contare quelle gia pericolanti,si potrebbero riprendere senza farle arrivare al fatiscente e creare anche lavoro?
Ogni comune ha il dovere di intervenire su quanto è costruito entro i suoi confini, indipendentemente che sia pubblico o privato,che molte volte le strutture abbandonate sono, purtroppo,pubbliche,ossia pagate dalla comunità e Striscia la Notizia ne ha un ampio catalogo.
Una via costellata da stabili fatiscenti o transennati è una via prossima alla morte civile,è la macchia nera di un’amministrazione e si ripercuote su tutta la comunità.
Mi riferisco principalmente ai centri storici,che potrebbero essere per quello che rappresentano e testimoniano un’attrazione turistica ed invece molte volte versano in condizioni pietose.
Oggi quando una struttura è pericolante,il comune,ossia la società, interviene con transennamenti, murature di porte e finestre – soldi della comunità – ed alla fine o nel 90% dei casi svende per un tozzo di pane e chi acquista ne lucra per migliaia di volte (sono testimone di un caso in via Barbaroux a Torino) mentre la società ed il quartiere,in particolare,ha beneficiato solo di degrado e mal di pancia,perché immancabilmente questi luoghi diventano il ricettacolo del malaffare.
Al proposito l’art. 42 della Costituzione recita: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge,e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”,ma,non è interesse generale non far arrivare allo stato di degrado una casa,uno stabile o una struttura pubblica? Non è,forse,interesse generale non sperperare danaro pubblico?
A tutto questo si potrebbe mettere fine con un ddl che ponga i limiti oltre i quali il proprietario temporaneo perde i propri diritti a favore del proprietario a tempo indeterminato – la società – ed intervenga molto prima dello stadio finale;lo ritengo un dovere civico e morale.
Idea risalente inizi anni ’90, inviata lettera al comune di Torino. Risposta? ………!!!!!!!!!!!!!! in attesa.
Se in ogni comune ci fossero solo 5 cantieri da aprire, considerando una media di 8 unità lavorative per cantiere, poiché vi sono 8.000 comuni in Italia, basta fare una semplice moltiplicazione 5 x 8 x 8.000 = 320.000 posti di lavoro, scusate se è poco x un’idea.

2 pensieri su “CASA LAVORO

  1. Sono orario di lavoro gli spostamenti pero solo gli spostamenti nel caso in cui i clienti da raggiungere siano indicati dal datore di lavoro giorno per giorno su cui esercita il potere direttivo e di controllo.

    • Concordo sull’orario di lavoro e spostamento; però, cosa c’entra con l’articolo in questione? Forse volevi rispondere ad un altro articolo, e, comunque, grazie per aver letto, ciao

I commenti sono chiusi.