LAVORO FONDI MOTIVAZIONI

Torino,08/11/2010
Inviata raccomandata A.R. al Sig. Pres. Berlusconi il 08/11/2010
Caro Presidente,
spero che,parlando di lavoro,la presente sia presa in considerazione;e,se la leggerà fino in fondo,vedrà che l’idea, non solo,non è strampalata ma, degna d’attenzione.
L’Italia,come sappiamo,è un paese a rischio sismico,specie sulla fascia adriatica ove scorre la falda petrolifera che viene estratta in Arabia Saudita,lasciando da noi il vuoto.
Detto questo,dobbiamo imparare a non temere il sisma ma a conviverci e,per farlo,occorrono due cose:
1) Da oggi non bisogna dare l’abitabilità a quelle strutture che non rispettano le normative antisismiche; farlo,significa sdoganare delle potenziali bare e, domani,in caso di sisma non avremmo la fatalità ma l’assassinio.
2) Bisognerebbe mettere a norma tutto il patrimonio edile,e sono cosciente che sto dicendo un’eresia :per un milione di motivi;chi lo fa,ben per lui,chi vive in condominio,la sera,dopo le preghiere,altro non può fare che dire:”O mio buon Gesù aiutami tu”.
Se questo va bene in generale,non può essere accettato per le strutture pubbliche:
Primo,perché quando succede l’evento,purtroppo,molte volte,sono proprio le strutture pubbliche le prime a cedere.
Secondo,provate ad immaginare,un giorno feriale intorno alle dieci,un evento sismico in più punti e con un’intensità appena superiore a quello dell’Aquila;in 20 secondi la nostra società sarebbe privata di due o tre generazioni;
questo,una società civile non se lo può e non se lo deve permettere.
Mettere a norma tutte le strutture pubbliche,parlo quindi delle scuole,gli ospedali,le caserme e tutti gli edifici pubblici,significherebbe dare all’economia una grossa boccata d’ossigeno,anche perché l’edilizia è un carro trainante,dietro il quale si muovono centinaia di altri piccoli carri; inoltre,cosa molto importante,non si avrebbero aperture di cantieri solo a Torino e Palermo,ma da Torino a Palermo,il che è ben diverso.
Potessi farlo io,ovunque fosse possibile,farei anche un intervento di geotermia.
Potessi farlo io,chiederei un incontro con la Santa Sede per trovare un punto d’incontro e mettere a norma,ed in sicurezza,tutti i nostri luoghi di culto – cosa che farei anche con le altre religioni – ma in particolare con i nostri,che sono delle vere e proprie opere d’arte che abbiamo il dovere di preservare il più a lungo possibile.
La prima obiezione che sentirei è sicuramente:”Lo Stato non ha i soldi”.
Cosa fa un buon padre di famiglia quando dal tetto piove e non ha i soldi per riparalo? Con l’atto della casa va in banca e,date le dovute garanzie,si fa anticipare il danaro per i lavori che deve eseguire.
In questo caso,lo Stato,non va in banca ma si rivolge al cittadino;però,se io avessi €.1.000,00 (mille) e volessi metterne la metà in questo fondo comune, oltre alle garanzie,vorrei quel quid in più per spostarli da dove sono; questo compito,però,non spetta a me,che oltretutto non sono ferrato in materia,ma al ministro del tesoro,che dovrebbe studiarne le modalità,i tempi e quant’altro concerne quest’intervento straordinario;e,veniamo anche al perché,il cittadino,dovrebbe sentirsi coinvolto e partecipare.
1) Prima di tutto perché non lo farebbe gratis.
2) Perché questo è un momento particolare ed occorre un intervento straordinario;si parla di coesione,ed allora dimostriamola tangibilmente questa coesione;coesi vuol dire “insieme, uniti”;è arrivato il momento che ognuno di noi lo dimostri per quello che può,non solo a parole.
Le piccole cifre moltiplicate per tante persone fanno grosse cifre,ed anche perché un mio amico diceva che le parole sono aria fritta e,quest’ultima, non ha mai riempito le pance;occorre uno sforzo comune;uno sforzo per dimostrare al Mondo intero che l’Italia e gli italiani,in particolare,con tutti i nostri difetti,con tutte le nostre contraddizioni, siamo un popolo diverso;un popolo che,mitologicamente parlando,riesce a risorgere dalle proprie ceneri,proprio come l’Araba Fenice.
3) le famiglie,lo faranno per dare un futuro ai propri figli
;questi figli che oggi sono smarriti,sfiduciati,sono al buio e,credetemi,per esperienza vissuta,la cosa più brutta non è trovarsi in fondo al pozzo ma trovarsi al buio; quando si è al buio ci si ferma,si ha paura,e non si sa qual’è la direzione giusta;con il lavoro si potrà dire a questi giovani: “Alzati,c’è bisogno anche di te,s’è accesa la luce del domani ,del futuro”.
4) Lo faremo,perché quando lasciamo i nostri figli a scuola,dobbiamo esseri certi di averli lasciati in un luogo sicuro
;il cuore non deve salirci in gola al minimo tintinnare di lampadari,ed una domanda non deve scoppiarci nel cervello:”mio figlio,mia figlia,la scuola è ancora in piedi?”.
5) Lo faremo,perché vogliamo esseri sicuri che,nel momento dell’evento,le persone che non sono utili ma indispensabili,proprio per la situazione che viene a crearsi,e parlo dei carabinieri, poliziotti,guardia di finanza, guardia forestale,vigili urbani,vigili del fuoco,militari e tutti coloro che indossano una divisa,senza distinzione alcuna,stiano in caserme e dormitori sicuri,perché se, quando succede l’evento,sono proprio loro che chiedono aiuto, siamo alla fine,e,di motivi,potrebbero essercene tanti altri.
Con questo il Paese non esce definitivamente dalle secche,ma bisognerebbe approfittare di questo momento per avviare il volano del lavoro ciclico,ma non credo sia il caso di parlarne adesso e sul quale ho le idee ben chiare.
Sperando che la presente giunga a destinazione e venga letta, resto in attesa di un riscontro ed invio distinti saluti.
Giovanni Rienzi