MERIDIONE

Torino, chiodo fisso x rinascita Sud
Tra non molto avrò 60 anni e,da 50,sento parlare di meridione come zavorra dell’Italia,di meridione senza infrastrutture,di meridione che deve essere un’opportunità etc.etc…
Diceva un signore del mio paese che viveva a Roma,e la sapeva lunga:”Se i soldi stanziati per il meridione,fossero arrivati in meridione ed ai meridionali,spalmati sul territorio e non veicolati in strani rivoli,il meridione sarebbe d’oro massiccio”,io ci credo.
Il meridione non deve essere un’opportunità;il meridione deve solo sfruttare quello che ha,e può surclassare coloro che al momento sono in testa;il meridione ha bisogno di idee,idee concrete e non di infrastrutture studiate a tavolino che diventano cattedrali nel deserto.
Le infrastrutture nascono in seguito ad un’idea di lavoro. Chi è nato prima,le infrastrutture dell’indotto Fiat o la Fiat? E portare quest’ultima in meridione è stato un errore.
Il meridione deve sfruttare il sole,la campagna,le coste e tutta la sua bellezza.
Bisogna partire dal basso,dal cittadino,dal comune;se,il cittadino,ha delle idee,deve illustrarle al sindaco,il quale,in primis,deve conoscere il proprio territorio,dalla masseria alla frazione,dal fiumiciattolo al laghetto e qualsiasi altra realtà presente sul proprio territorio: come si può programmare uno sviluppo se non si conosce il territorio?
Fatto questo,i sindaci,devono incontrarsi seguendo la morfologia territoriale e sviluppare un piano agricolo, zootecnico e turistico.
Sviluppare un piano agricolo vuol dire suddividere il territorio in:
Terreno per la coltivazione di prodotti dal ciclo annuale.
Terreno per la coltivazione di prodotti dal ciclo trimestrale o semestrale.
Nel primo caso occorre,ove non esistesse già,creare la filiera per raggiungere il prodotto finito e,questo,bisogna farlo creando l’ENTITA’ TERRITORIALE CHE DEVE ESSERE AGGANCIATA AL PRODOTTO FINITO,senza interruzioni ove s’inseriscono mediatori che,nel nostro caso,non hanno motivo d’esserci.
Nel secondo caso,invece,molto più complesso,occorre creare le condizioni affinché si abbia un ciclo continuo: questo vuol dire costruzione di serre che,anche in momenti climatici avversi,hanno all’interno la giusta temperatura ed umidità per far crescere e maturare il prodotto;vuol dire,anche, semina,pulizia,annaffiatura e raccolta per 365 giorni all’anno;non più lavoro stagionale e caporalato ma lavoro continuo e qualificato.
Invito,chiunque legga queste mie riflessioni,a leggere la provenienza del prodotto orto-frutticolo che,generalmente, comperiamo nei supermercati: la maggior parte proviene dall’estero,ed io posso capire la Francia,la Spagna,la Germania che hanno dei territori più vasti dei nostri,ed invece no;in particolare,il pomodoro fresco a grappolo che acquistiamo a Dicembre,Gennaio,Febbraio etc. proviene dall’Olanda,che esporta anche nei paesi sopradetti;per non parlare della patata,lavorata o surgelata,che esporta in tutt’Europa.
Il motivo di quest’espansione è da ricercarsi nella produzione ciclica,ed,a questo punto,è d’obbligo una riflessione e porsi due domande:
1. Il nostro meridione cos’ha da invidiare al territorio olandese? Abbiamo coste,pianure e colline con qualche picco di montagna;un territorio adatto a qualsiasi coltivazione;non v’è prodotto,escluso quello a ciclo annuale, che non possiamo produrre ciclicamente.
2. Sfido chiunque,a livello europeo,a trovare un paese con un clima migliore al nostro;grazie alla propria posizione geografica ed al mare che ne fa quasi un’isola,rispetto all’Olanda ed alle sue avversità climatiche,il nostro prodotto potrebbe essere oro.

Nel momento in cui ci saranno le condizioni per codesta prospettiva di lavoro,ed i prodotti sono tanti,nascerà automaticamente l’indotto agricolo con magazzini per stoccaggio,surgelazione,aziende per la trasformazione e venditori;occorreranno,anche,strade e si potrà parlare di infrastrutture; l’infrastruttura,è quel groviglio di strade,di servizi,di strutture pubbliche e private che nascono dopo l’idea di sviluppo,parlare di infrastrutture prima è come mettere il carro davanti ai buoi.
Per non restare fermi e ritrovarsi tra qualche tempo non più al passo con i tempi servono,altresì, dei centri ricerche affinché i prodotti siano sempre più qualificati e,perché no,scoprire altre lavorazioni.
Lo stesso discorso,con caratteristiche e problematiche diverse,vale per la zootecnia e,questo,vale anche per le montagne,spopolate,del nord.
La suddivisione del territorio serve,non solo,alla sua valorizzazione,ma soprattutto alla suddivisione dei settori lavorativi,ed al proposito faccio un esempio:
“Se in un ettaro di terreno metto ovini,caprini,suini ed anche lo struzzo – realtà emergente – si sopravviverà con la vendita di qualche animale e qualche caciotta di formaggio,ma non si avrà mai una realtà di prodotto territoriale che potrà varcare i propri confini.
Se,invece,in ogni territorio – parlo di ettari – si valorizza l’animale autoctono o,in mancanza,si introduce il più adattabile,potremo fare programmi per il futuro e parlare di ripopolamento delle nostre campagne.”
Di pari passo va affrontato il discorso delle coste,dei mari e del turismo che,ancora oggi,è una delle nostre risorse trainanti ma,tutto,dico tutto,deve partire dalla base,dalle nostre idee e,faccio un es. di zootecnia al mio paese:
Ricordo da ragazzo che,a Potenza,in via Pretoria,la via principale della città,un negozio esponeva un foglio con la scritta: “Vendesi provolone di Tolve”;questo,vuol dire che,a Tolve,veniva riconosciuta una professionalità casearia superiore rispetto agl’altri paesi,fermo restando che ogni paese ha la sua superiorità specifica, domanda: “è possibile, oggi,far rivivere quella professionalità,ed avere un prodotto che porti ricchezza al paese?”
Secondo me : “SI !”,ma,per farlo,occorre che il sindaco di Tolve – paese dell’entroterra lucana – incontri i sindaci di S. Chirico,Oppido,Vaglio, Acerenza ed altri comuni limitrofi e programmi uno sviluppo territoriale con migliaia di capi,per non avere solo latte per il provolone ma,latte come bevande,per mozzarelle,ricotta,carni e pellami;ossia, una zootecnia che produca prodotti da esportare e ricchezza nel tempo;il lavoro,deve essere continuativo e non stagionale o provvisorio e,non parlatemi di quote latte,sulle quali ho argomenti per rispondere.
Inoltre,i fondi devono essere privati ed i pagherò statali quinquennali (codesto concetto è stato superato dall’intervento del Banco Poste) affinchè tutto vada a regime ed i pagherò devono essere solo e soltanto investimenti;ossia,per spiegarmi meglio:capannoni,capi di bestiame, caseificio etc.,fondi privati e pagherò,per strade e strutture pubbliche fondi europei e liquidi statali,non pagherò.
Io sono nessuno ma,se,dei sindaci,iniziassero a riunirsi e fare dei programmi da sottoporre ai propri concittadini e poi alle autorità preposte,credo che qualcosa si otterrebbe;non si può e non si deve sempre aspettare la manna dal cielo,anche perchè,la manna,è solo,e soltanto,per qualcuno (chi la propone) e non per la comunità.
Capisco perfettamente che,un piano di rilancio del meridione,non si può racchiudere in una paginetta ma,questa,è solo l’idea embrionale,è un gettare le basi o,se si vuole,solo il segnare il terreno nel quale affonderanno le fondamenta del piano agro-alimentare-zootecnico del meridione.
La strada da percorrere è lunga,piena di spine ed in salita,ma partire con le idee chiare,ed io le ho, vuol dire aver fatto metà percorso e,sono sicuro,vi sono tante idee che il cittadino ha,ma,bisogna avere voglia di ascoltarlo.
Il programma è solo embrionale e va sviluppato sul territorio, partendo, comunque, dai programmi dei sindaci.
Spero che qualcuno un giorno sviluppi questa mia idea,
Auguri ai Posteri

Un pensiero su “MERIDIONE

  1. sono un meridionale anche io ti do ragione anno distrutto l’agricoltura il locomotore della puglia da quando i politici si sono intromessi nelle aziende anno tristrutto loro e chi ci stava al loro fianco ,arrivati a caricare il contadino di tasse gli a tolto la voglia di fare qualcosa si stanno abbandonando le terre le coltivazioni di olivi e tutto il resto non riescono a quadrare le spese e una vergogna e uno dei tanti errori e stato spostare la merce sui camion invece dei treni caricando di piu le spese e l’inquinamento

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