PENSIONE O DIRITTO ALLA MORTE

Torino,17/03/2005
Tra non molto avrò circa 60 anni e,da circa mezzo secolo,sento parlare di pensioni e relative riforme;ma,più che riforme,mi sembra di vedere un groviglio intestinale senza né capo né coda.
Le riforme (sich!?) che sono state fatte,hanno previsto innalzamenti di età,tagli e costrizioni varie;contro appannaggi che non vengono toccati,e vitalizi assurdi per pochi anni di lavoro,oltretutto ben pagato,vi sono migliaia di individui che vivono in povertà.
Credo che,nulla,se non blandi aggiustamenti,enfatizzati come la panacea del male che,purtroppo,non viene estirpato,potrà mai essere fatto se non si considera il soggetto principale per quello che è:“UN UOMO”,un essere vivente con una propria dignità,una propria storia ed un proprio contributo che ha dato alla società,e,che oggi la società,purtroppo ammalata,gli ristorna con una “PENSIONE“ che dovrebbe – condizionale – permettergli di vivere DIGNITOSAMENTE gli ultimi giorni della propria esistenza.
Ogni essere umano ha una propria utilità nella società,e non può essere amalgamato alla moltitudine considerandolo solo,e soltanto,un numero. Ricordiamo Giulio Cesare e Napoleone,ma non gli anonimi fanti che hanno combattuto e, domani,del nostro bum economico ricorderanno Gianni Agnelli e non l’umile operaio che faceva i tre turni;ma,cosa sarebbe stata la Fiat senza gli operai,sia di quello che ha avuto la fortuna di fare 40 anni di lavoro,sia di quello che ne ha fatto 20?
Non pretendo che i libri di storia accanto al nome Agnelli facciano l’elenco degli operai;ma,pretendo che oggi,la società,riconosca economicamente l’utilità di tutti gli individui che la compongono.
La terza età
,dovrebbe essere considerata come un limbo dove, proprio per la maturità acquisita e per quello che si è dato alla società,non dovrebbe esserci più competizione ed affanno per vivere,si dovrebbe acquisire quel diritto che io chiamo:“DIRITTO ALLA MORTE”.
Nascendo si è tutti uguali o quasi,ma,il primo vagito,a seconda da dove viene emesso,determina il gradino sociale sul quale e dal quale partiremo: la culla dorata è ben diversa da quella di legno,e peggio ancora è non averla affatto.
Arrivati,però,alla fine della corsa,quando il futuro altro non è se non una mesta rassegnazione alla futura dipartita,presto o tardi che sia, indipendentemente da quello che si è riusciti a dare alla società, quest’ultima deve garantire,e per una serie infinita di motivi che potremo andare ad analizzare,“IL MINIMO DI SOSTEGNO UTILE PER UNA VITA ED UNA DIPARTITA DECOROSA”,la vera uguaglianza,come diceva il grande Totò in una sua poesia,non sta nella nascita o nella vita che conduciamo, ma nella “MORTE, VERA LIVELLA”.
Un giorno ascoltai in tv la poesia di una disabile che diceva più o meno questo:“La vita altro non è che un campo di fiori,il quale,se visto da lontano,ha un colore uniforme,ma,se ci avviciniamo,più siamo vicini e più notiamo le differenze:dal bocciolo,al fiore in piena salute,a quello avvizzito a quello nato storto,ma tutti contribuiscono a dare quel colore uniforme; proprio come la società dove esistono i ricchi,i meno ricchi,i poveri ed i diseredati;per non parlare dei reclusi,dei disabili, dei malati mentali etc. ma tutti,proprio come i fiori, costituiscono la nostra società,bella o brutta che sia”.
La nostra società permette dei lauti guadagni,ed in base ad essi contribuiamo,attraverso le tasse,al sostentamento della società e dovremmo essere ben contenti di pagare tanto,perché vorrebbe dire che guadagniamo tanto,non solo,ma porci anche una domanda:”se anziché nascere in una società democratica, fossi nato in uno stato totalitario e non nella fascia di chi comanda,ma bensì in quella di chi obbedisce,quale sarebbe stata la mia vita?”.
E’ chiaro che,quando dico pagare tanto,non intendo il 50% com’è attualmente e,comunque,non deve essere visto in previsione di quanto avrò,perché nessuno mi garantisce la durata della mia vita:quanti non arrivano alla pensione,quanti la prendono solo pochi mesi,quanti pochi anni?
Tutti,però,abbiamo bisogno gli uni degl’altri,ed al proposito faccio un esempio:“quando viene costruita una casa,si parte dal manovale che ha bisogno del muratore che,a sua volta,ha bisogno del capomastro il quale si appoggia al geometra che interpreta i disegni dell’ingegnere,come si può constatare,esiste una serie di anelli che formano una catena; se,questa,dovesse spezzarsi,i lavori si fermerebbero e la casa non verrebbe mai terminata..
Detta catena,la troviamo in qualunque stato sociale della nostra società, con una consequenziale infinita:“esiste l’imprenditore perché esiste il lavoratore,esiste l’insegnante perché esistono gli alunni e si potrebbe andare all’infinito”.
Diverso il discorso economico,per il quale entriamo nella sfera delle responsabilità e,per le quali,è giusto e sacrosanto che chi ha più responsabilità guadagni più degli altri,se poi questo divario sia giusto o meno non sta a me deciderlo o giudicarlo;ma,sul tutto,si evince l’utilità che c’è dell’individuo;utilità,che è sinonimo di dignità e che dovrebbe essere riconosciuta dalla società,nel momento in cui, quest’ultimo,si appresta all’ultimo atto della sua esistenza.
Non pretendo una pensione uguale per tutti,ma,dovrebbe partire da un minimo di €. 1000,00 ad un massimo di €. 5.000,00.
Partendo dalla constatazione che la società è ammalata,e che la medicina non può che non essere amara;se,ho fatto 40 anni di lavoro,dovrei essere ben felice perché,rispetto a quello che ne ha fatto solo 20 o 10,mi sarò costituito qualche bene che oggi mi torna utile rispetto a chi non ce l’ha.
Se sono religioso,a maggior ragione cristiano,dovrei essere felice di partecipare alla costituzione di una società migliore;una società ove si cerca di debellare la povertà;una società ove si riconoscono i valori dell’uomo;una società più umana,a misura d’uomo.
Ho detto religioso,perché non esiste religione il cui Essere Superiore non predichi l’amore per il proprio simile,e di costituire una società migliore per tutti gli esseri viventi della Terra.
Se sono ateo – non ne ho ancora conosciuti – posso non riconoscere l’esistenza suprema,ma non posso non riconoscere mio figlio,e quale padre non fa sacrifici per i figli?
Credo sia arrivato il momento,anche perché stiamo collassando,di smetterla di andare a cercare a ritroso le colpe degli uni o degli altri,ma di ripartire per consegnare una società migliore ai nostri figli.
Un’altra disuguaglianza è rappresentata dagli aumenti,e vediamone il perché:
Prendiamo due pensionati:uno prende €. 1.000,00 al mese,l’altro €. 10.000,00; se l’aumento è del 10% – sono numeri solo per l’esempio – questo vuol dire che l’istat ha quantificato che con quell’aumento la vita del pensionato non dovrebbe cambiare: ossia,continuerà a comperare il ½ litro di latte al giorno, 1 Kg. di pane alla settimana e così via,ma…cosa succede al pensionato che percepisce €.10.000,00 al mese? Il suo aumento sarà di €. 1.000,00 al mese,quindi? Abbiamo aggiunto un altro pensionato minimo all’Inps e,nello stesso tempo,abbiamo dato la possibilità a quest’ultimo di comperarsi un’autobotte di latte,100Kg. di pane settimanale e così via. L’aumento in percentuale è un’altra ingiustizia nella disuguaglianza, anche quando il nostro apporto societario è finito.
Ai posteri l’ardua sentenza.